Seminario organizzato dal Department of Arts and Languages della Facoltà di Scienze dell’Educazione, Università di Malta

L’ITALIANO A MALTA - UNA LINGUA IN PERICOLO?
Sabato 4 dicembre, 2010 - Hotel Dolmen, Qawra – Malta

“Oltre la Scuola”

Allocuzione del Cav. Martin Micallef
Presidente del Comitato di Malta della Società Dante Alighieri

Buongiorno
Eccellenza,
Direttore,
Corpo docente,
Studenti universitari,

Un breve incipit di rito, ma sinceramento sentito, per complimentarmi con gli organizzatori, il Professor Sandro Caruana e il Dott. Mario Pace. Porgo anche il saluto del Presidente della Società Dante Alighieri, l’Ambasciatore Bruno Bottai e del Segretario Generale Alessandro Masi. Per quanto riguarda il Comitato di Malta sono onorato di sostenere questo evento, che mi porta vicino a coloro che insegnano l’italiano nelle istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado.

Con il tema proposto come argomento di discussione per questo piacevole e interessante consesso odierno, i due colleghi e amici hanno colpito un nervo scoperto che va oltre i confini maltesi. Lo stato di salute, di cui abbiamo voluto tracciare una diagnosi per coordinare una profilassi tempestiva o laddove necessario una cura ricostituente, è oggetto da alcuni mesi in un caso, e da svariate settimane nell’altro, di un acceso dibattito anche in Italia, presso la Sede Centrale della Dante Alighieri a Roma.

Procediamo in ordine cronologico:

10 Marzo 2010: Il Ministro Frattini, responsabile del dicastero degli Affari Esteri, dice: “La Dante è un patrimonio nazionale da potenziare e sostenere”, ribadendo nel contempo il fondamentale ruolo svolto in stretta collaborazione con le rappresentanze diplomatiche all’estero che la sosterranno sempre. Di questo ne dò atto all’Ambasciatore Marras.


Il 21 Luglio 2010: Uno dei quotidiani storici italiani, IL TEMPO titola: “Giù le Mani dalla nostra lingua”. Si riferisce alla posizione della Dante Alighieri nei confronti della proposta del Presidente della Commissione Europea, José Manuel Barroso, di eliminare l’italiano e lo spagnolo per restringere a inglese, francese e tedesco le lingue con valore legale nel brevetto europeo valido nei 27 paesi membri. La questione è ancora aperta.


L’altro ieri: Il Presidente Napolitano. “La diffusione della lingua italiana è un fattore determinante del processo di Unificazione nazionale.” Sappiamo che l’anno prossimo si celebrerà il 150° anniversario dell’Unità d’Italia, ossia la fondazione dello Stato Nazionale.

Ora passiamo alla ciliegina sulla torta. Quanto vi leggerò, oltre ad essere un esempio di una forma di scrittura amministrativa, nel caso specifico un intervento parlamentare, il contenuto vi illustrerà la situazione in cui versa la Dante, nonostante tutti i buoni propositi fin’ora enunciati:

Leggo testualmente:

Interrogazione a risposta immediata in Commissione

presentata dal Deputato Franco NARDUCCI lunedì 26 luglio 2010

Al Ministro degli affari esteri. - Per sapere - premesso che:

la promozione e la diffusione della lingua italiana nel mondo ha subito, già a partire dai primi provvedimenti di natura finanziaria adottati dal Governo nel 2008 e successivamente con la manovra finanziaria triennale 2009-2011, pesanti tagli e un drastico ridimensionamento che palesa una carenza di progettualità e una mancanza di strategie, tali da suscitare in generale forti preoccupazioni sia nelle comunità italiane all’estero sia per la proiezione Internazionale dell’Italia. É innegabile, infatti, il ruolo prezioso ricoperto dalle comunità italiane nel mondo sino ad oggi, e quello che esse potranno avere in un contesto globalizzato e competitivo, ed è ovvio che la promozione della lingua italiana e del nostro patrimonio culturale dovrebbe accompagnare lo sviluppo del sistema economico italiano all’estero rivestendo essa un’importanza strategica per il successo del sistema Italia; molti paesi che competono con l’Italia nello scenario dei mercati mondiali hanno riesaminato
e stanno riesaminando le proprie strategie culturali, e lo stanno facendo investendo più risorse per dare vita ad una vera e propria diplomazia culturale, un soft power sotto il vessillo degli istituti da cui sono rappresentati. La Germania paga milioni di euro di contributo (non volontario) alle attività del Goethe Institut e così fanno gli spagnoli con il Cervantes, gli inglesi con il British Council, i portoghesi con il Camoes ed ora anche la Cina con il
Confucius. La Francia, in particolare, è pronta a investire notevoli risorse su detta diplomazia culturale, sotto l’egida dell’Institut Victor Hugo, che sarà il nuovo simbolo della Francia in giro per il mondo, in più di 150 paesi; il nostro Paese, da oltre un secolo, può contare sul lavoro inestimabile e instancabile della Società Dante Alighieri, nata per difendere prima e promuovere poi la nostra lingua nel mondo. La Dante è divenuta, in particolare in questi ultimi anni, uno dei capisaldi fondamentali per la promozione della lingua italiana, grazie anche ad un sapiente “ampliamento” del proprio raggio d’azione che l’ha portata a stipulare accordi di cooperazione con università italiane e straniere, a collaborare con gli Istituti Italiani di Cultura e Istituti culturali stranieri presenti nel nostro Paese, a seguire la vita dei nostri connazionali emigrati all'estero, dando conforto a comunità regionali presenti ovunque nel mondo, offrendo
borse di studio e corsi di formazione. Si è inoltre battuta e si batte inflessibilmente affinché la nostra lingua abbia il posto che le spetta nel consesso delle lingue d'Europa. Offre, oltre a ciò, sostegno e stimoli alla nostra rappresentanza a Bruxelles puntellando l'opera dei Deputati e della stessa Commissione, con la quale non manca di dialogare costruttivamente quando sono in gioco i doveri comunitari. Ultimamente ha avviato una dura campagna contro l'esclusione della traduzione in lingua italiana del Brevetto Europeo e contro chi tenta di imporre il trilinguismo anglo-franco-tedesco, aspetti di cui si è occupato perfino il TG1;
nonostante il marcato squilibrio di risorse finanziarie rispetto agli Istituti dei Paesi citati poc’anzi, la SDA ha ricevuto nel 2005 il Premio Principe delle Asturie per la Comunicazione, direttamente dalle mani del Principe Filippo di Spagna, e la Medaglia d'Oro per i Benemeriti della Cultura dal Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi. Riconoscimenti di questo livello sono frutto di serietà e duro lavoro; è cosa a tutti nota che la Dante opera, inoltre, su diversi versanti istituzionali, senza tralasciare la collaborazione con vari ministeri e in primis con quello degli Affari Esteri, la cui politica è seguita sia a livello locale, con i Consolati, che più in generale, con le Ambasciate, le Direzioni Generali e infine lavorando nella stessa Commissione Nazionale per la Promozione della Cultura Italiana e collaborando per il buon successo della Settimana della Lingua in collaborazione con l'Accademia della Crusca; l’enorme mole di lavoro svolto, di cui beneficia l’intero sistema Paese italiano, non ha risparmiato alla Dante Alighieri un durissimo colpo al suo bilancio: il decreto ministeriale
(Affari esteri) riguardante la ripartizione dei contributi da erogare ad enti, istituti,
associazioni ed altri organismi, ha attribuito alla Dante un contributo pari ad Euro 600.000,00 (seicentomila), per cui il bilancio della SDA subisce un taglio, per l'anno in corso, del 53,5%.

In un solo colpo il contributo ministeriale passa da 1.248.000,00 euro a 600.000,00. Una riduzione che sommata ai 400.000,00 euro tagliati lo scorso anno sullo stesso capitolo (che era di 1.700.000 euro circa), costituisce una manifestazione di ostilità che non trova nessuna giustificazione nella manovra di contenimento della spesa, basata su tagli lineari ben lontani dalla dimensione percentuale del 53,5% applicata alla Dante e discriminante rispetto a qualsiasi ente culturale italiano che opera per gli stessi obiettivi perseguiti dalla Dante stessa;

ci si chiede quindi perché la Dante debba pagare un così duro prezzo; non certo per demeriti.
Anzi, l'opera svolta in tutto il mondo dai 423 Comitati costituisce un bene prezioso per il nostro Paese, non solo per l'insegnamento e la diffusione della nostra lingua e cultura ma anche per l'immagine di un sistema imprenditoriale dove moda, design, arte e architettura rappresentano un modello unico e irripetibile; 270 dei Comitati della SDA sono stati considerati dal Consiglio Scientifico, diretto dal Prof. Luca Serianni, dei veri e propri centri di eccellenza per il reclutamento e la formazione di insegnanti (attualmente circa 1500) ed ha attestato che la somministrazione del Certificato di competenza linguistica PLIDA (Progetto Lingua Italiana Dante Alighieri) risponde rigorosamente ai parametri fissati dal Quadro Comune di riferimento delle Lingue d'Europa approvato dallo stesso Consiglio d’Europa e riconosciuto dallo Stato italiano con la Convenzione del 1993 stipulata con il Ministero degli Affari Esteri. La certificazione PLIDA, posta sotto l'egida scientifica dell'Università Sapienza di Roma, interessa oltre 200.000 studenti che frequentano i 3300 corsi della Dante organizzati ogni giorno in tutto il globo, dalla lontana Patagonia alla fredda Vladivostok;

la Dante sta lavorando a Firenze con notevoli sforzi alla costruzione del Museo della lingua italiana, mentre a Torino e impegnata nei lavori di preparazione, già avviati, delle celebrazioni del 150° dell'Unità d'Italia in collaborazione con il “Comitato 150”, per l’organizzazione dell’80° Congresso Internazionale e dell’Assise mondiale della lingua italiana; se il Ministro degli Affari Esteri, in considerazione dello stato di grave crisi in cui finirebbe la Dante Alighieri a causa di una così drastica riduzione del contributo ministeriale e del danno gravissimo che ciò comporterebbe per un sistema di promozione della nostra lingua e della nostra cultura costruito attraverso generazioni con encomiabile impegno, passione e lavoro di volontariato, non intenda intervenire rapidamente per rivedere la decisione assunta all’interno del Ministero degli Affari esteri relativamente al contributo da versare alla SDA nel corrente esercizio 2010. Di sacrifici sono piene le pagine della illustre storia della Dante, ma quando a pagare è il futuro, non di pochi, ma di tanti giovani che guardano con speranza al loro avvenire, allora chi ha responsabilità di Governo deve auspicabilmente guardare le cose a fondo per evitare danni irreparabili.

On. Franco Narducci, On. Francesco Tempestini ----


Perchè vi ho oberato di questa lettura? Perchè in fin dei conti, anche alla luce di quanto siamo stati testimoni questa mattina, non dobbiamo sentirci in alcun modo troppo preoccupati od oltremodo vittime di qualche percorso supremo che ci sta trascinando verso l’oblio della lingua italiana a Malta. Facciamo parte di un mosaico più grande di noi. Forse ci sentiamo pretoriani, perché fedeli ad una nostra passione, ad una nostra, meglio vostra professione, legati a qualche oggettivo ideale o progetto. Ma se è Nerone stesso a mettere a ferro e fuoco Roma, il nostro compito sarà infinitamente più arduo.

E la storia non finisce qui. Ci sono stati un’audizione alla III° Commissione Esteri della Camera dei Deputati nonché uno scambio con l’On. Gianni Letta, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, ed egli stesso vice presidente della Dante Alighieri. E l’agognata batosta alla Dante continua, con alcuni opinionisti convinti che ci sia dell’altro dietro questo colpo basso alla diffusione della lingua italiana all’estero.

Quindi valutiamo bene anche i meriti del nostro operato a Malta e speriamo che si riesca a rimettere sul binario giusto la lingua che oggi ci unisce in quest’assemblea oltre naturalmente il nostro benamato vernacolo nazionale. Già lo stesso fatto di porci la domanda sulla salute dell’italiano a Malta rappresenta la nostra dedizione.

Detto questo ora voltiamo pagina.

Qualche accenno ad alcuni elementi che contraddistinguono il titolo del mio intervento. “OLTRE LA SCUOLA”. Intanto la Dante è per antonomasia un luogo di riferimento che opera oltre i parametri del sistema scuola inteso nella sua accezione tradizionale.
Mi è stato posto un quesito molto diretto e pertinente. L’utilità dell’italiano per gli adulti e per quale motivo si studia la lingua da adulti.
La risposta è fresca di giornata. Di alcune ore fa: Ecco i dati:

Si tratta di un’indagine chiamata L’ITALIANO? LO STUDIO PERCHE’:
condotta dalla Società Dante Alighieri su un campione di mille studenti stranieri che hanno scelto di certificare la propria conoscenza della lingua italiana. L’indagine ha confermato l’interesse per l’italiano quale grande lingua di cultura.
La maggioranza degli studenti interpellati dalla “Dante” (donne 73%, uomini 27%) dichiara di non avere origini italiane (74%), di essere residente all’estero (78%) e di non avere la cittadinanza italiana (88%). Il 68% afferma di non essere socio della “Dante Alighieri” e di aver conosciuto la “Dante” in Rete. L’86% ha sostenuto la sessione di esami PLIDA e il restante 14% quella del PLIDA Juniores, certificazione riservata specificamente agli adolescenti. Alla domanda “Perché hai scelto di certificare il tuo italiano?”, il 29% ha risposto “per interesse personale”, il 27% “per verificare la conoscenza dell’italiano”, il 14% e il 6% rispettivamente per motivi di studio e di lavoro. Il 52% ha conosciuto il PLIDA nel Comitato della “Dante” della propria città e il 20% durante il corso di italiano. Il 73% ha dichiarato che nel proprio Paese il Certificato PLIDA è ufficialmente riconosciuto. “Come utilizzerà il Certificato?”: per i crediti scolastici (22%) e per l’iscrizione al’Università (8%). Il 61% del campione pensa di venire a studiare nel nostro Paese. “Una volta arrivato in Italia, cosa vorresti studiare della cultura italiana?”: cucina e letteratura (entrambi con il 17%delle preferenze), musica e design (10%), architettura (9%), restauro (3%) e arte (2%).


Rimane un ma dal punto di vista pedagogico, che rende l’insegnamento agli adulti un compito più impegnativo rispetto ai giovani discenti di età scolare. Le percentuali che abbiamo appena citato, dimostrano la grande disomogeneità di interessi e soprattutto di motivazioni che possono spingere un adulto a frequentare un percorso didattico. Inoltre, e questo lo verifichiamo giornalmente alla Dante di Malta, spesso si ha a che fare con nazionalità diverse, ognuna portatrice di competenze e di culture, anche di metodologie di studio pregresso, i più disparati possibili. Affrontare classi di questa complessità culturale e motivazionale è una sfida che mette alla prova la stessa formazione degli insegnanti e la stessa capacità gestionale di adulti, con i quali bisogna rapportarsi con maggiore sensibilità anche dal punto di vista umano. Non è più una semplice esposizione di nozioni grammaticali fondamentali ma è piuttosto un percorso che ha come fine ultimo, la spendibilità pratica e tangibile, che ogni singolo soggetto, prevede di concretizzare al termine della sua formazione. Devo dire, e qui mi complimento pubblicamente con i miei giovani collaboratori, che alla Dante, riusciamo a giostrarci la situazione con grande aplomb ed equilibrio. E non dimentichiamoci che gli insegnanti sono per così dire, metaforicamente, prodotti sfornati dall’Università di Malta.

Sulla Certificazione PLIDA faccio a meno di ritornare perché ha già proposto qualche dato il collega Mario Pace; l’interrogazione parlamentare vi ha dedicato ampio spazio e il peighevole nella vostra cartella chiude il cerchio.

Infine ‘Oltre la scuola’, per la Dante Alighieri di Malta, almeno sotto la mia presidenza ha significato e significa, OLTRE LA SOPRAVVIVENZA INTERLOCUTORIA, ossia corsi di lingua specialistica, quali il Commerciale, presso il Centro e direttamente nelle Aziende, come la Malta Enterprise, Call Centre, i casinò, pecunia non olet, studi di consulenza finanziaria, e ancora, corsi per le guide turistiche, per il settore turistico, per i traduttori, l’italiano legale e incontri di conversazione con l’utilizzo di programmi radiofonici di Rai Italia, inseriti in un contesto di attualità e di elementi grammaticali di difficile metabolizzazione.

E qui pongo una domanda, anzi una serie di domande, per una più ampia riflessione....Secondo voi abbiamo sufficienti soggetti in grado di affrontare e di condurre corsi di questo livello? Basta una prima laurea triennale ? Come si può migliorare la competenza a questi livelli? Ancora. E’ solo questione di metodi di insegnamento?

Inoltre in questi giorni abbiamo avuto due novità di cui vado molto orgoglioso.
Il Latino; un timido esperimento propedeutico introduttivo e visto che abbiamo fatto trenta, abbiamo deciso di fare trentuno. Ho voluto chiudere l’anno con un progetto interculturale, che ha riscosso un grandissimo successo di presenze. Un corso di cultura e lingua araba che ha visto seduti spalla a spalla nazionalità di ogni fattispecie, dai danesi agli australiani, dai francesi agli italiani, nonché maltesi, tutti, anche qui laureati in facoltà di ogni genere. L’interculturalità non deve spaventarci, ma la dobbiamo considerare come un’opportunità di consolidamento delle proprie radici e anche come uno stimolo a crescere come persone e anche professionalmente.

Io chiuderei qui con un accorato invito agli amici Mario e Sandro affinché considerino questo appuntamento come un punto fermo nel calendario delle attività annuali legate all’italianità a Malta. Dove possiamo continueremo a sostenerlo. Ma aggiungerei un altra preghiera, questa volta rivolta all’Education Department. Che questo Seminario diventi anch’esso un ulteriore momento di aggregazione per gli “italianisti”, vogliamo chiamarli cosi? da aggiungere al corso di aggiornamento, e qui sottolineo, con partecipazione non facoltativa ( ecco questo è un classico esempio di burocratese che non dovete emulare...basta dire con partecipazione obbligatoria) affinché le carriere siano segnate da una maggiore adattabilità all’evolversi, non solo delle dinamiche pedagogiche e dei testi d’insegnamento, ma affinché si arricchiscano grazie ad un sano confronto. Un’incontro che serva da valvola di sfogo per la frustrazione, che volenti o nolenti, con tutta la buona volontà di cui tutte le autorità preposte sono animate, la quotidianità della vostra esperienza in classe, vi presenta.

Colgo l’occasione per formulare a tutti gli Auguri per le festività, e buona discussione.

Vi ringrazio per la paziente e cortese attenzione.

 

------

INTERVENTO DEL CAV. MARTIN MICALLEF

PRESIDENTE DEL COMITATO DI MALTA

IN CHIUSURA DEL

CONVEGNO

VOYAGE & VOIR
SICILIA e MALTA
Storia e storie del Grand Tour
Palazzolo Acreide – Siracusa
28 giugno 2006


"Due isole alla vigilia del Grand Tour nel Mediterraneo di domani -
Sinergie e internazionalizzazione”

Potrei partire con un retorico riferimento ai propositi contenuti nel vasto panorama di dichiarazioni, iniziative, decisioni e quant’altro sull’area mediterranea da parte dei governi nazionali e da parte degli enti soprannazionali. Abbiamo un quadro variegato, a volte chiaro, in altre occasioni meno, rispetto a quello che politicamente, economicamente e culturalmente vuole essere il progetto verso il quale ci vogliamo avviare nel nostro mare.

I saggi degli illustri studiosi che mi hanno preceduto ci hanno offerto un escursus storico molto ampio. Una serie di passaggi concreti coadiuvati da fatti e documentazione tangibile. Ora, in chiusura di giornata tocca a me raccogliere tra una sfumatura e l’altra, questi tasselli del mosaico storico e con essi disegnare una riflessione sul domani, su quel lontano e vicino orizzonte, sull’area di maggior interesse per noi, Sicilia e Malta, un’area di nostra diretta competenza.

L’idea di viaggio del Grand Tour è stata il collante di questa giornata. Malta e la Sicilia però non sono più mete soltanto romantiche e culturali. Oggi li attende, o meglio vivono, una situazione molto complicata e delicata. Viaggiare nel mediterraneo di domani, ci richiama ancora una volta alla difficile realtà di oggi. Bonariamente li chiamiamo i VIAGGI DELLA SPERANZA. L’altra faccia della medaglia è che si tratta di traffico di merce umana, merce che trova l’ultima spiaggia sulle nostre isole.

Sappiamo nelle nostre coscienze che non abbiamo ancora trovato la giusta chiave di lettura rispetto a questo fenomeno. Viaggi che mettono in difficoltà noi tutti come uomini e come donne; che ci sbattono in faccia la nostra ipocrisia; occidentali…si, eredi di grandi civiltà e culture europee….si, ma ancora in aperto conflitto con il nostro innato eurocentrismo.

Parliamo di futuro, di sinergie e di internazionalizzazione, ma prima di ogni altra considerazione progettuale, dobbiamo recuperare, e questo concetto lo voglio sottolineare con forza, abbiamo bisogno di riprendere pieno possesso della mediterraneità, che ci sta sfuggendo, lasciandola scivolare appunto nei tentacoli dei sentimenti di intolleranza, di inciviltà e di fondamentalismi che sono l’antitesi di quello che vorremmo che il Mediterraneo rappresentasse e diventasse.

Oltre a questo non dobbiamo farci sopraffare dal fenomeno dell’idea di globalizzazione. Se non ci rendiamo conto dell’importanza, dell’unicità, delle specificità nostre, delle forti diversità, siano esse culturali, linguistiche, economiche, geopolitiche e perché no, nonostante le conflittualità anche spirituali, perché comunque siamo persone ricche di una profonda sensibilità morale e etica, allora soccomberemo e saremo fagocitati da un vuoto assoluto. Faremo parte di un contenitore sottovuoto, senza corpo e senz’anima.

Basti pensare alla definizione che Fernand Braudel ci suggerisce nel suo Il Mediterraneo. Non sto qui a citare quella decina di versi nei quali lo storico francese attraversa il bacino del Mare Bianco, così lo chiama il mondo arabo, dalle colonne d’Ercole ad occidente fino ai cedri del Libano ad oriente. Sono sufficienti le prime tre parole che egli sceglie per rispondere alla domanda che egli stesso si pone. Che cos’e’ il mediterraneo? E Braudel dice semplicemente: ‘Mille cose insieme’. Oggi il mediterraneo è ancora tutte queste mille cose insieme, ma oggi rispetto a ieri, viaggiamo verso gli stessi ideali o viviamo una contrapposizione di valori che spinti da chi sa quali misteriose o meno misteriose forze, mettono in subbuglio questo mare, culla di alcune delle principali civiltà? Alla domanda di Braudel io aggiungerei: ‘Oggi che cos’è il mediterraneo?’

E’ in questo difficile contesto che la Sicilia e Malta devono, in tempi brevi, definire con chiarezza il ruolo che gli compete alla vigilia, ma forse siamo già nelle prime battute, di un nuovo periodo storico. Un periodo di riflussi, sulle cui onde le popolazioni del sud, per intenderci ancora più a sud di noi, arrivano per reclamare una parte delle ricchezze del mondo occidentale. Noi, Malta e Sicilia, per volontà loro o per caso, siamo il loro primo contatto con il mondo occidentale.

Come uscire da questo magma mediterraneo? Ho voluto soffermarmi su questo aspetto, che è di grandissima attualità, perché uno, non possiamo certo ignorarlo e due, e questo è molto più importante, non dobbiamo considerarlo come un ostacolo, anzi prendiamolo come uno stimolo per valorizzare le nostre capacità, per proporci verso gli altri protagonisti o coabitanti del mediterraneo e insieme solcare un percorso di pace e di sviluppo.

Questo significa recuperare la propria mediterraneità, cioè assumere un ruolo di forza, di leadership per tutto il vicinato. E non è poco. Nell’area del mediterraneo in senso stretto, cioè i paesi direttamente bagnati dal mare nostrum, raggiungiamo i 477 milioni di persone, dati 2005 dell’Istituto di Studi sulle Società del Mediterraneo del CNR.

Cercate di immaginare una cartina del mediterraneo e dei paesi che lo circondano.
Quanti dibattiti, quante teorie, quanti scontri perché da una e dall’altra parte in questo calderone di popoli ci si arroga l’assoluta superiorità delle rispettive culture.

Noi stessi non sappiamo se crediamo nel relativismo culturale o nell’universalismo della cultura. Siamo talmente pieni di noi stessi che altaleniamo da una sponda all’altra a seconda dello stato d’animo predominante nel momento particolare in cui ci sfoghiamo. Io spero che apparteniamo a quella sfera più aperta, più umana che attribuisce a tutti un fondamento di una natura comune umana, che rappresenta un impianto pre-culturale che si propone come intelaiatura alla base delle diverse culture. Come dice Braudel, il mediterraneo è ancora una serie di civiltà accatastate le une sulle altre? O siamo così deboli da aver paura del confronto? Questi sono i temi sui quali le realtà presenti del mediterraneo ci inducono a riflettere! Su quali presupposti vogliamo costruire il futuro?

Se riusciamo in questo intento culturale, se ci educhiamo ad essere più avventurosi e a navigare come i nostri antenati per scoprire gli orizzonti lontani, ma questa volta senza prevaricare le libertà altrui, allora forse tutto diventa un po’ più facile. Sappiamo cosa significa…le prevaricazioni le hanno sofferte i nostri antenati nei tempi andati.

Io credo molto nelle opportunità che la Sicilia e Malta hanno nel loro futuro. E lo vedo soprattutto nei giovani qual’ora riuscissimo a iniettargli una buona dose di coraggio per stimolare e carburare il loro innato senso di avventura. Il mediterraneo è il loro futuro. Ma non basta che lo dica io, non basta che lo diciamo noi.

I nostri giovani, e qui mi rivolgo ad un bacino più ampio, siciliani, maltesi, greci, spagnoli o francesi che siano, nonché maghrebini e mascrechini, coltivano una vocazione mediterranea? Hanno una visione chiara del loro spazio geo-socio-politico ed economico? La domanda chiave è....sembra scontata ma non lo è.....Il Mediterraneo rientra nei loro grandi progetti di vita? Rappresenta solo una realtà troppo meridionale per alcuni e un passaggio obbligatorio verso il nord per altri?
I giovani vivono con serenità la loro mediterraneità o si sentono prigionieri nella morsa di un destino amaro?

I giovani devono credere in questo spazio che diventerà sempre più protagonista, sempre più portatore di opportunità qualora noi credessimo sufficientemente nelle sue potenzialità di oggi per costruire il domani.

I giovani e il mediterraneo, devono sottoscrivere un patto di sangue simbolico perché la globalizzazione forzata, non sposti in maniera troppo forte l’ago della bilancia verso regioni dove la mancanza di rispetto verso i diritti più semplici dell’uomo non renda insostenibile un mercato libero, dove tutto è permissibile purché il costo della manodopera sia ai più bassi livelli possibili. I giovani devono combattere questi nuovi fenomeni di schiavitù sostenuti in silenzio da un mercato che assorbe per convenienza di guadagno ogni forma di manufatto scadente immaginabile. I giovani, lavoratori e imprenditori devono reagire.


In questo straordinario tempio dedicato all’Annunziata abbiamo ascoltato come la Sicilia e Malta, nonostante non avessero le tecnologie, i trasporti e le comunicazione di oggi, siano riuscite a richiamare l’interesse di viaggiatori e conquistatori.

Oggi le due isole devono essere ancora in prima linea e più forti di prima.

I progetti partiti sotto l’egida di Interreg III A, hanno un valore che va al di là dell’immediato risultato che possono bene o male raggiungere. Interreg III A, e questo lo dico da uno che segue da anni le dinamiche nelle relazioni contemporanee tra la Sicilia e Malta, deve rappresentare l’inizio di un rapporto più sincero soprattutto allo scopo di convogliare tante forze, tante capacità, tante opportunità, verso un obiettivo di serena complicità per essere i mediterranei di riferimento. Dove c’è cultura, dove c’è capacità operativa, dove c’è comprensione umana, dove c’è voglia di vivere.

Ecco allora sinergie e internazionalizzazione.

Il nostro retroterra culturale è la nostra forza. Sappiamo essere nordici o quasi, ma siamo anche sanguigni, mediterranei.

Ma vi è ancora più di un onda grossa per questo viaggio che vogliamo fare insieme. Affrontiamola per superarla, altrimenti continueremo ad affogare nella diffidenza. Nell’immaginario collettivo a livello popolare, dove poi ogni nostro buon intento deve trovare la sua più ampia partecipazione e fruibilità, il quadro ha ancora qualche angolo da smussare. Troppi gli stereotipi che ancora oggi informano l’immagine della Sicilia. Ma questo a livello internazionale assoluto. Lo stesso vale per l’idea che in Sicilia si ha di Malta. Una ex colonia della corona inglese e una piccola isola dove si può andare a concludere qualche affaruccio....un mordi e fuggi ..... di cui in questi anni ..... dall’Italia tutta abbiamo avuto tante esperienze. Questa Signori non è internazionalizzazione .... queste incursioni estemporanee lasciano il tempo che trovano; e domani?

Maltesi e siciliani a livello commerciale sono destinati non a confrontarsi , bensì a valorizzare quelle differenze che unite da una accurata tessitura in un unico canovaccio, si trasformano in una vela ondulante per flotte di vascelli pronte a salpare e affrontare il mercato emergente nel bacino del mediterraneo. La sponda sud del mediterraneo guarda alle nostre isole non solo come mete per gli sbarchi nell’Eldorado europeo, ma anche come partner preferiti nelle loro peripezie nel mondo commerciale moderno.
Quanto raggiunto in termini di sviluppo dai siciliani e dai maltesi, pur nei loro limiti, rappresenta un esempio di grande volontà, ingegnosità, coraggio e lungimiranza. Sono esempi di successo che insieme possono avvicinarsi ai popoli in via di sviluppo nel bacino del mediterraneo.

Facciamo di queste esperienze un altro momento di incontro per guardare insieme con speranza agli indimenticabili tramonti rossi del mare nostrum e credere che al di là dell’orizzonte, laddove i nostri occhi non hanno accesso, arriveranno intrepidi il nostro cuore e il nostro lavoro.

Domani oltre a guardarsi e cercarsi a vicenda la Sicilia e Malta, come i fenici di una volta, devono andare ad impiantarsi e investire sulla presenza fisica nei tanti mercati emergenti del mediterraneo. Quante missioni, workshop, convegni, sportelli, quanti viaggi di 2 o 3 giorni...e poi? Utili sì, ma esplicata la rendicontazione – cosa resta come risultato a lungo termine? Qui pubblico e privato devono trovarsi più vicini. Investire, paese dopo paese, mercato dopo mercato, effettuando le debite analisi di mercato e valutando i risultati ottenuti, per essere lì sul terreno, una presenza logistica sul territorio che possa identificare le opportunità di business e seguire in situ quelle aree in cui si ha le capacità di intervenire.

Discorrendo di internazionalizzazione dobbiamo voltare pagina. Non possiamo continuare a pensare che piccole e medie imprese da sole, che già hanno difficoltà a superare la giornata nel territorio di competenza, possano tuffarsi in questo mare di squali e farcela. Le economie di scala fanno scuola. Se i distretti industriali sono stati un modello di sviluppo, di coesione e di sopravvivenza per molti anni, oggi in Sicilia e a Malta questo modello può essere riproposto come Unità di Strategia e Logistica Multifunzionali – dove manualità e servizi si fondono in un unico corpus che si muove compatto verso il mercato di libero scambio che se non nel 2010 prima o poi arriverà.

E un altro punto. Quando guardiamo al mediterreneo come mercato non pensiamo soltanto ai paesi dell’Africa settentrionale. Altri mercati meritevoli di attenzione sono i Balcani, ma anche la Francia, la Spagna, la Grecia e la Turchia. Insomma siamo di vedute aperte e coraggiosi. Crediamo nelle nostre qualità. Evitiamo anche noi di sbagliare nel modo in cui sposiamo il concetto di mediterraneo.

E di nuovo ritorno ad insistere sulla classe giovanile. Formiamoli perché escano dal brutto vizio del provincialismo e del campanilismo di stile ottocentesco, del sentirsi isolati e isolani – già sconfitti ancor prima di affrontare le sfide della vita. Invece vogliamo giovani aperti al mondo come protagonisti con le loro diversità e non soggetti alla globalizzazione e al suo processo di omologazione.
Dico questo perché il mediterraneo ovviamente, non è estraneo alla globalizzazione della e nella modernità.

Mobilità e globalizzazione, sotto un altro profilo, possono anche essere forieri di una nuova stagione di maggiore comprensione reciproca soprattutto tra i giovani. Se non altro la globalizzazione, avvicina i giovani – un pensatore giapponese dice che la componente generazionale della cultura comincia ad avere un peso determinante nel nostro comportamento. Hanno più in comune un giovane giapponese di 30 anni di Tokyo che ascolta un certo tipo di musica, si veste in un certo modo, balla o si diverte con gli amici nei locali notturni, e un coetaneo di New York o di Parigi che non con il proprio padre o nonno con i quali condivide il passaporto.
Perché questo non può essere possibile tra giovani siciliani, maltesi, e tunisini, marocchini, egiziani, piuttosto che albanesi, greci e spagnoli. Avviciniamoli di più perché crescano insieme.

Dobbiamo sostenere per i nostri giovani un modello di convivenza, di integrazione e di una progettualità inter-culturale. I presupposti ci sono. Facciamoli fruttare – prima culturalmente e in seconda battuta a sostegno di uno sviluppo economico concertato concreto.

Creiamo AGORA’ (piazza) e MERCATI (SUK) per lo scambio di cultura, di idee, di proposte commerciali.
La Sicilia e Malta devono distinguersi con progetti focalizzati, ben studiati e definiti con un respiro internazionale, con obiettivi e target raggiungibili, sostenibili e fattibili. E’ qui che l’input di altre culture non deve essere sottovalutato ed è necessario che entri in scena. E’ in questo frangente che ogni proposta potrà uscire dall’ombra del localismo.

Per la Sicilia e Malta, forti di un impegno per lo sviluppo e la pace, le nuove rotte del Grand Tour di domani sono soprattutto dentro di noi. Nel piccolo mondo di ciascuno di noi possiamo e dobbiamo coltivare la speranza di un viaggio verso tempi migliori.

Fino ad oggi ci siamo sempre dichiarati crocevia del mediterraneo. Un incrocio, ma lì tutto scorre e nulla si ferma, salvo imprevisti e incidenti. Questo non deve più bastarci. Malta e la Sicilia devono cominciare a trasformarsi in un polo d’attrazione moderno del grande capitale culture che li circonda. Bisogna rendersi conto che per andare avanti dobbiamo farlo tutti insieme, a parità di diritti, a parità di capacità intellettuali sulle quali scorrono le nostre riflessioni interpretative condotte su un binario visionario ma raggiungibile.

Per concludere un sogno. Che Malta e Sicilia trovino un canale preferenziale per unirsi in una duratura joint-venture d’intenti strutturata per fare sistema nel mediterraneo. E soprattutto senza indugi perché il tempo scorre inesorabilmente.

-------------

 

 


PAGINA A SORPRESA

 

134, Old Bakery Street Valletta VLT 09 MALTA Tel. (00356) 21 238408